Obesità – Serve un approccio multidisciplinare alla malattia
8 luglio 2019

L’European Obesity Day 2019 si è tenuto il 18 maggio a Bruxelles. Riunisce comunità sanitarie, associazioni di pazienti e politici che desiderano incidere sulla sensibilizzazione riguardo l’obesità e sulle molte altre malattie sulle quali l’obesità, appunto, incide.
Lo slogan dell’EOD 2019 è affrontare l’obesità “insieme”. Il motivo principale che dà conto dello slogan è che l’obesità va considerata una malattia cronica caratterizzata da problematiche fisiche e sociali che coinvolgono diverse competenze e che richiede un approccio multidisciplinare. L’obesità, infatti, è caratterizzata da gravi ripercussioni sullo stato clinico (elevati livelli di comorbilità e fragilità per patologie cardiovascolari, dismetaboliche, osteoarticolari in particolare), sulla qualità di vita (scarsa integrazione sociale, bassa autostima anche in relazione all’atteggiamento della società che tende ad isolare e stigmatizzare l’obesità), sull’assetto psicologico/comportamentale e, non ultimo, sui livelli di disabilità nelle attività basilari della vita quotidiana, nei lavori domestici, nelle attività fuori casa, nelle attività lavorative.
D’altro canto il trattamento dell’obesità è oltremodo complicato e frequenti sono le “ricadute” al punto che a cinque anni dall’inizio del trattamento solo una minima parte di soggetti può dire di essere guarito. Al contrario è solo in tempi medio – lunghi che si possono apprezzare i benefici sullo stato di salute.

Perché un approccio multidisciplinare?

E’ oramai universalmente condiviso che interventi mono-disciplinari, a lungo andare, non sortiscono effetti significativi. I cassetti dei pazienti obesi sono pieni di diete più o meno elaborate, i pasti sostitutivi (con diverse confezioni e per lo più con prodotti liofilizzati) sono in commercio dagli anni ’70, generazioni di farmaci anoressanti si sono succedute a partire dalla seconda guerra mondiale (creando paure e favorendo abusi) e rimane possibile ringrassare anche dopo la chirurgia bariatrica. L’obesità deve invece essere affrontata attraverso un percorso articolato che prenda in carico il paziente e la sua malattia in modo completo. Che tenga conto della cause psicologiche e culturali della malattia, degli aspetti clinici della malattia e delle sue complicanze, della qualità di vita del paziente. E’ quindi necessario che diverse figure professionali concorrano al trattamento del paziente obeso: medici (internisti, endocrinologi, chirurghi e psichiatri), nutrizionisti, dietisti, psicologi, fisioterapisti. Ognuno con la sua competenza che andrà ad integrarsi con quella degli altri professionisti. Se si realizza un tale percorso, anche interventi che presi singolarmente sono discutibili o dalle prospettive ancora dubbie, come i sopra citati farmaci anoressanti, tornano ad essere utili.

Ma prima ancora definiamo l’obesità

L’obesità è caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, condizione che determina gravi danni alla salute. E’ causata nella maggior parte dei casi da stili di vita scorretti: da una parte, un’alimentazione scorretta ipercalorica e dall’altra un ridotto dispendio energetico a causa di scarsa attività fisica. L’obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile. L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito, sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.
Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale, sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni/anno nel mondo. L’indice di massa corporea IMC (body mass index BMI) è l’indice per definire le condizioni di sovrappeso-obesità più ampiamente utilizzato, anche se dà un’informazione incompleta (ad esempio non dà informazioni sulla distribuzione del grasso nell’organismo e non distingue tra massa grassa e massa magra); l’IMC è il valore numerico che si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).

Le definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono:

Secondo dati dell’OMS, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi; nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35% della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l’11% della popolazione mondiale).

Nel frattempo, il problema ha ormai iniziato ad interessare anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso. In Italia, il sistema di monitoraggio ‘OKkio alla Salute’ del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute (raccolta dati antropometrici e sugli stili di vita, dei bambini delle terze classi della scuola primaria 8-9 anni di età) ha riportato che il 22,9% dei bambini in questa fascia di età è in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità (dati relativi all’anno 2010).

Quali sono gli specialisti che sono chiamati in causa nel trattamento dell’obesità?

Una figura indispensabile è quella del dietologo. Il suo compito è di ricostruire la storia clinica del paziente per valutarne le necessità terapeutiche. Ne misura anche peso, altezza, circonferenza e composizione corporea. In seguito, il paziente viene sottoposto a una serie di esami per verificarne lo stato di salute e l’eventuale presenza di malattie correlate.
Il dietista, invece, verifica, durante un colloquio, le abitudini alimentari del paziente e propone il “vassoio didattico”: un’educazione ad un’alimentazione bilanciata, secondo i bisogni di ciascuno.
Lo psicologo, seguendo le linee guida, assiste il paziente in tutto il Percorso. In caso di necessità si può richiedere l’intervento di altri specialisti come il cardiologo (l’instabilità cardiologica è una controindicazione all’intervento chirurgico, per esempio), il nefrologo e il neurologo. Se le terapie, la dieta e l’esercizio fisico falliscono, e i benefici derivanti da un intervento superano i rischi, allora si può intervenire con la chirurgia bariatrica.
È necessario comunque il parere positivo di tutti gli specialisti coinvolti nel Percorso, oltre che dell’anestesista e, se necessario, dello psichiatra e del neurologo.

 

Come avere buoni risultati nella cura dell’obesità?

Non tutti hanno lo stesso successo. Molto dipende dalla condizione del paziente e dalla sua motivazione. Inoltre, anche dopo la chirurgia bariatrica – nei casi in cui viene effettuata – è importante che il percorso continui anche oltre l’anno canonico di follow-up per valutare il successo dell’intervento, con contatti periodici con il dietologo, la dietista, lo psicologo ed il chirurgo. Dei fattori in cui crediamo molto sono l’educazione alimentare e il supporto psicologico, che è la chiave del successo del nostro Percorso: curare l’obesità vuol dire migliorare la qualità della vita del paziente, anche sul piano relazionale e sociale.

 

           

Prof. Paolo Urciuoli 

Consulente Sanitario Nazionale ASSILT

 

 

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